(di M. Faraone)
Molte persone mi chiedono con insistenza come, dopo anni passati a criticare ogni tipo di forma e tradizione, possa aver
cambiato il mio modo di essere e praticare così profondamente, diventando un accanito sostenitore della tradizione e delle
pratiche “old style”.
La risposta è semplice…
Ho speso anni (il mio percorso nelle Arti Marziali inizia nei primi anni ‘80 con il Judo ed il Ju Jitsu praticati sotto la guida di un
eccellente Maestro di origine francese) a cercare una dimensione che fosse davvero mia, il “mio posto”, la “mia casa” marzialmente parlando.
Più volte (passando dal Kali filippino alla Muay Thai) ho creduto di averla trovata, sino a quando, negli anni 90 mi votai definitivamente (il primo incontro era avvenuto diversi anni prima) al JKD / Kali metodo Paul Vunak, dapprima studiando con
alcuni suoi allievi per poi passare, dal 1995, direttamente sotto la sua direzione.
E fu amore a prima vista. Mi sembrò di aver trovato quello che avevo sempre sognato.
In pochi anni divenni Senior Instructor di questo metodo (il grado più alto della PFS, conferito, a quei tempi, a sole a 6 persone in tutto il mondo me compreso). Con l’aiuto di un sempre crescente numero di assistenti aprii in breve tempo decine di sedi di
pratica in tutta Europa, ed introdussi al sistema migliaia di persone.
Ma, nel profondo del mio cuore, non era ancora sinfonia, all’accordo mancava qualcosa per essere perfetto, anche se non
sapevo veramente cosa.
All’inizio del 2000, nonostante avessi una Scuola ormai potente e radicata in tutta Europa con decine di Assistenti Istruttori, celebrai il mio distacco dal mondo del JKD e da quello che in quegli anni era diventato.
Non tolleravo di veder infangata l’Arte (che con tanti sacrifici praticavo) dalla crescente moda dei corsi istruttori in poche lezioni, da “Maestri” che dalle pagine delle riviste di settore offrivano la “conversione” del titolo di cintura nera (o del grado di Istruttore in
una qualunque altra disciplina) in un titolo di insegnante di JKD (quante volte ho ricevuto telefonate di persone oggi più o meno conosciute che mi facevano questa richiesta o si aspettavano tale “upgrade”).
Ero profondamente disgustato.
Decisi allora di ricominciare a cercare, volgendo lo sguardo verso l’origine di quello che avevo praticato sino a quel momento (è innegabile che il JKD derivato dalla Scuola Inosantiana, da cui Vunak proveniva, avesse subito profonde “contaminazioni” – nel
senso positivo del termine – dalle Arti del Combattimento del sud-est asiatico).
La direzione non fu però quella del Kali, come facilmente si potrebbe pensare, bensì del Silat (che molti famosissimi Maestri
nelle filippine e negli USA consideravano l’Arte Madre), che anni addietro avevo avuto modo di praticare, ma che, complice la
mia giovine età (tecnica e soprattutto anagrafica) forse non avevo saputo capire.
Ma, questa volta, accadde qualcosa che oserei dire magico.
Una sera (anzi una notte, erano le 3 del mattino), parlando con uno dei miei Guru, trovai le risposte a tutte quelle domande
tecniche che il JKD mi aveva lasciato.
Nei Jurus (forme) e nei Sambut (Applicazioni) trovai il perché di tutti quei movimenti e strategie che negli anni avevo praticato
senza vera e profonda comprensione, abbagliato dalla sola ricerca di un’applicazione immediata ma, inevitabilmente, priva di
profonde e forti radici.
Capii perché prima di me altri nomi altisonanti del mondo del JKD (D. Inosanto per primo, e poi C. Magda, B. Richardson, solo
per citarne alcuni) avevano per così dire “deviato” il loro percorso abbracciando l’Arte Indonesiana del Serak.
E qui trovai non solo l’efficacia che avevo sempre cercato (e ad un livello che mai avevo veduto prima), ma quella conoscenza
strutturale (nel più profondo senso del termine) che ne è base e vero fondamento.
Ogni tecnica che avevo studiato in precedenza ritrovava una dimensione ancora più potente, nuova e familiare al tempo stesso,
tanto da farmi provare la sensazione di non aver praticato JKD in tutti quegli anni, ma Silat.
Solo che ora un’Arte antica e raffinata si dipanava davanti ai miei occhi, semplice in apparenza, ma di una profondità e vastità tale dal far girare la testa e togliere il respiro.
Scoprii un mondo celato nell’ombra, lontano dal rumore e dalla confusione del “modernismo marziale”, in cui la ricerca della
tecnica più letale ben si sposa con quella della pratica salutistica e lo studio della filosofia e della cultura del popolo che le ha
create (l’Indonesia affonda la sue radici culturali in una commistione sincretica di animismo sciamanico primordiale, tradizioni
Indo-Buddhiste e Sufismo unica al mondo).
Oggi, se guardo al mio percorso costellato di abbagli, vertiginosi successi come dolorose cadute mi rendo conto di quanto
difficile sia stato trovare “l’abito giusto”.
Ci sono voluti anni per capire quale esso fosse, per “perdermi” nella pratica invece di cercare di dominarla.
Ho incontrato Maestri degni di questo nome (e non sono necessariamente quelli “marziali”) che mi hanno mostrato come aprirmi
alla vera forza, quella del cuore.
Seguo la tecnica dei Guru e mi arrendo all’amore infinito dello Sheik lungo la Via dei Mistici.
Mi sembra di aver trascorso così tanto tempo lontano …
Il Silat mi rende più forte ogni giorno, mi fa sentire bene ed in salute, felice ed in equilibrio, con la pratica come con la vita.
Come per gli antichi praticanti (per cui l’Arte rappresentava una “Via” mistica di contatto con il Divino e non solo una pratica
combattiva) riporta il mio cuore al ricordo di Dio.
Amo riamato una donna meravigliosa.
I miei Murid (allievi) sono felici, e mi seguono con amore e fedeltà come una famiglia allargata (per i più vicini ed intimi io e mia
moglie siamo lo zio e la zia).
Cerco l’efficacia più assoluta, salute e longevità del corpo e della mente, conoscenza e consapevolezza.
Sono tornato a casa.
Finalmente.
E sto bene.
Spesso qualcuno mi chiede se mi sia convertito a qualche strana religione o setta.
Io rido, e poi rispondo:
“Sono un Cristiano
Seguo il Dharma del Buddha
E recito le 5 Salat tutti i giorni”
Come recita una bellissima poesia Sufi del XIII secolo
“Un giorno nella Moschea
e l’altro nella Sinagoga
ma solo Te io cerco
Per il Tuo devoto
Non c’è eresia,
non c’è ortodossia
Lascio agli eretici la loro eresia
agli ortodossi la loro ortodossia
E cerco solo la Tua essenza”