(di M. Faraone)
Nel mondo della Arti Marziali molte sono le interpretazioni errate e svianti che negli anni si sono radicate, ma nessuna ha mai
raggiunto livelli profondi come quella che ne descrive una figura fondamentale, il “Maestro”.
Questo termine in realtà non esiste in quasi nessuna lingua orientale, almeno non come lo si intende in occidente.
Anche nelle lingue occidentali inoltre, il termine “Maestro” deriva da “Magister”, che a sua volta deriva da “Magus” (Mago) o “Portatore di conoscenza”.
Nella tradizione della nostra Arte, usualmente ci si rivolge al “Maestro” chiamandolo “Guru” (o “Sheik” a seconda della locazione
geografico / culturale).
Ben lontano però dall’idea comune che le Arti Marziali ormai fomentano di tale figura, qui il “Maestro” si fa “Servo dell’Arte”,
guida della Scuola e riferimento di tutti i suoi membri, ed ogni giorno deve dimostrare di essere degno di portare tale titolo (Guru
o Sheik appunto) secondo il significato originale (il termine Guru viene dal sanscrito):
“Guida.
Colui che porta la Luce della conoscenza
e disperde le tenebre dell’ignoranza”.
Suo compito, preservare il sistema e trasmetterlo fedelmente e senza contaminazioni, garante dell’integrità e custode della
storia, della filosofia e degli aspetti esoterici (“Rashia” o “segreti”) della pratica.
Secondo i precetti del Codice Antico, condivide la propria conoscenza solo con persone meritevoli che ne accettino regole e
disciplina, allontana senza ripensamenti coloro che le infrangono ed insegna il vero fondamento della Via e dell’Arte Guerriera,
la ricerca mistica dello stato interiore di “Nessun nemico”.
“Il messaggio è più importante del messaggero,
ma sia il messaggero degno del messaggio che porta”